Marco ha due anni e mezzo. Oggi la mamma l’ha portato in ufficio. Gli sono bastati 5 minuti per impadronirsi di un blocchetto di post-it e rallegrare l’ambiente. Cos’è che ci succede lungo la strada? Dove va a finire il piccolo Marco che c’è in noi?
Un posto in cui la gente dice “il direttore” o usa parole come “ditta” credo sia terreno fertile per la crescita di una patina di muschi e licheni sul cervello di una persona. Basta poco però per capire quanto il rischio di costruirsi una piccola realtà attorno sia presente.
Ci sono un sacco, UN SACCO, di persone che vogliono cose diverse. Gente che NON vuole un lavoro fisso. Che non vuole essere assunta. Che non cerca il posto fisso, l’orologio d’oro.
Gente che non vuole vincolarsi e vuole tenersi sul mercato. Gente che conosce il proprio valore e fa delle scelte precise. Spesso vediamo le cose da un’unico punto di vista. Spesso abbiamo la presunzione di sapere che la strada giusta sia quella che stiamo seguendo, anche quando ci sembra che ci stia portando dove non vogliamo.
Cercate di vedere le cose da fuori.
Lo dico soprattutto per i miei ex-colleghi che fuori lo sono già di loro
E siccome un post senza una foto non vuol dire nulla tiè: Happy new year!
Santi Carlo era il 13mo di 14 fratelli. E’ mancato alla veneranda età di 96 anni. Il giorno prima era andato in bici a prendere il pane, nell’orto a curare i pomodori e la sera si era fatto un bel mezzo kg di risotto con sopra un mezzo panetto di burro da 125gr. Accompagnato da un bicchierone di rosso che aveva imbottigliato la settimana prima.
Soriani Maria, sua moglie, se ne era andata qualche anno prima a causa del diabete che le ha portato via prima uno, poi tutt’e due le reni. Era la 7ma di 13 figli.
Hanno visto la guerra, dormito nei fossi, mangiato i gatti. Si facevano 30km in bici al buio e al gelo per andare a lavorare. Ed erano tra le persone più felici che abbia mai conosciuto.
E allora perché non ci bastano i soldi per fare un figlio?
Beh certo, i tempi sono cambiati.
IN MEGLIO!
Non soffriamo più la fame, il freddo, combattiamo meglio le malattie, abbiamo più tempo per coltivare i nostri interessi.
E allora come direbbe mio nonno: “Ghè un queicos che va nò…”
Se ti arriva un intervallometro acquistato a due lire su ibbei, in qualche maniera lo devi utilizzare.
Ringrazio il personale del Park Plaza Hotel che non ha pensato di entrare in possesso dello stesso e della reflex ad esso attaccata!
Siccome ogni volta che entro in uno Starbucks o un caffe nero o un Coffe republic sono lì che mi guardano, io e la martina abbiamo deciso di fare sto tentativo. Come si vede la faccia non è bellissima però sono buoniiiiiiii!!! E soprattutto c’è da divertirsi a colorarli con la glassa!
Di ricette ne abbiamo trovate un pò. Qualcuno ci mette il miele, qualcuno la melassa, qualcuno il golden syrup (?). Noi li abbiamo fatti così:
300 g farina 00 100 g zucchero 120 g burro morbido 250 ml miele 1 uovo 2 cucchiaini bicarbonato di sodio 2 cucchiaini zenzero macinato 2 cucchiaino cannella macinata 1/2 cucchiaino noce moscata macinata 1/2 cucchiaino chiodi di garofano macinati pizzico di sale Per la glassa
200 g zucchero a velo 1 albume coloranti alimentari (rosso, blu, giallo con cui fare TUUUUUUUTTTI gli altri colori)
Si butta tutto dentro e si impasta dibbestiatenendo fuori farina uovo e miele. Ottenuto un composto denso e spumoso si aggiungere farina poi l’uovo e poi il miele. Bon, dopo 3h di frigo la pasta è pronta.
Si monta a neve l’uovo e si aggiunge lo zucchero a velo. Vai col colorante e buon divertimento!