Riconquistare la propria vita

Ad un certo punto Giunge il momento.
E ad un certo punto decidi.
Quel punto non è quando dici: “Sa, apro un baretto a Kingston town” o “Ancora un mesetto a mando affanbrodo tutti”.
Non è nemmeno quando dici a tua moglie che domani ti licenzi.
E non è nemmeno il momento specifico in cui il foglio firmato con le dimissioni passa dalle tue mani a quelle del tuo capo e manco quando alla domanda: “Possiamo fare nulla per trattenerti” tu rispondi: “no”.

E’ la mattina, la prima, in cui ti svegli senza il vecchio lavoro, senza la vecchia vita.

Ti eri detto che per cominciare, avresti dormito fino a tardi ma sei comunque sveglio alle 7 e mez.

Fai colazione, porti i bimbi all’asilo, torni a casa, accendi il pc, stacchi alla una, mangi seduto alla scrivania e ti riposizioni fino alle 6.
La prima settimana passa così e ti rendi conto che c’è qualcosa che non va. Le abitudini sono dure a morire soprattutto quelle cattive. E allora diventa difficile svicolare dal pensiero che se non stai lì, fermo e seduto a fare qualcosa, sei colpevole, colpevole, colpevole.
Lazzarone lavativo, vergognati, pensa alla famiglia, alle bollette, al mutuo.

Frutto di anni di condizionamento, questa è l’unica maniera in cui sei abituato a lavorare ma ancora peggio a pensare.
Mettersi in proprio richiede un grosso sforzo prima che economico, mentale.

Ecco allora altri 3 inutili consigli 3 per capire che c’è vita dopo l’azienda.

1) Sei pagato per quello che produci, non per quanto resti in ufficio

E questa è la prima cosa che devi dimenticare del lavoro in azienda. Troppo spesso ci sono degli inetti sopra di te che non hanno gli strumenti per valutare correttamente te e il tuo lavoro. E quindi l’unico parametro che adottano è quello che da organismi unicellulari riescono a comprendere meglio: il tempo che passi spesso inutilmente seduto alla tua gambo di scrivania, magari a bighellonare su FB.
E quindi sta cosa te la porti dietro e rischi di valutare te stesso nella medesima maniera anche se non sei unicellulare.
Se ti sei messo in proprio, difficilmente avrai del tempo da buttare, di cose da fare ce ne sono sempre una miliardata.
Ma se ce l’hai non lo sprecare. Stai seduto se devi fare qualcosa, altrimenti fatti un caffè, esci, fatti una corsetta, vai a pranzo con un amico, fai una lavatrice, vai a comprare la pianta di salice che volevi piantare in giardino. Interra un salice, usa i guanti e okkio alle cacche del cane Jack.

2) Sei il capo di te stesso

Datti delle ferie, prenditi i venerdì che non potevi prima.
Lavorare 24x7x365 anche se può sembrare una furbata, difficilmente ti porterà lontano. Se poi come me, fai un lavoro che spesso ti porta ad essere impegnato la sera o nei weekend, è fondamentale trovare dei momenti di stacco. Il rischio è davvero di esaurirsi fisicamente prima che mentalmente. Un po’ come quando in azienda ti mettevano le riunioni alle 19 perchè “Prima bisogna lavorare”. Perchè un meeting sulla migrazione del datawarehouse da AS400 a Unix, ad orario aperitivo cazz’è un cotillon?
Prenditi quindi un venerdì che sei scarico per farti un giro in libreria, mi raccomando, non usarlo per pagare le bollette, fare la fila in posta, portare la macchina dal meccanico. Per fare ste cose, le tue mezze giornate di permesso erano retribuite molto meglio quando avevi un contratto a tempo indeterminato.

3) Separa il lavoro da tutto il resto

E’ un attimo. State pranzando e ti squilla il telefono.  Stai montando il lego e ti ricordi che devi mandare una mail. Siete tutti insieme a fare la spesa  e tu cammini 3m avanti perchè sei al telefono. Se non vuoi che tutto ti travolga devi cercare di porre dei confini. Netti fin che vuoi ma mettili. In un senso e nell’altro. Quando stai lavorando nessuno ti deve disturbare. Se non hai uno studio tipo Aiazzone da 20.000mq con ampio parcheggio all’ingresso e lavori quindi in casa, cerca di ritagliarti un tuo spazio, con una porta al di qua della quale ti puoi richiudere possibilmente. Se come me hai la scrivania sulla lavatrice cerca di far coincidere pausa con la centrifuga. Tieni i pischelli fuori quando stai lavorando, so che non è facile. Cerca di restare fuori quando giochi coi pischelli. Sostituisci a piacere pischelli con fidanza, xbox, quello che più ti aggrada.

 

Insomma ricorda perchè hai mollato. Gli americani ci credono parecchio in sta cosa che chiamano work-life balance. Trovi parecchio in rete e in mezzo a mille puttanate, ci sono cose molto valide.

E adesso bona dai, al lavoro!

Riconquistare la propria vita

Se proprio vuoi continuare a bighellonare, ecco altre due letture a tema:

5 motivi per lasciare il lavoro

5 motivi per NON lasciare il lavoro

  • stefano - April 23, 2015 - 2:45 pm

    Ciao Ciccio,

    post bellissimo veramente, secondo me sono consigli veramente illuminanti considerando poi che la maggior parte delle nozioni su questo argomento sono quasi sempre in lingua inglese. Complimenti seguo il tuo blog con sempre maggior interesse.

    p.s.: se mi posso permettere ora lavori in azienda o in proprio?ReplyCancel

    • CiCCiO - May 4, 2015 - 7:46 am

      Ciao Stefano!
      dopo un periodo in solitaria, da poco sono rientrato in azienda!ReplyCancel

  • Alberto - April 25, 2015 - 1:52 am

    Bella Cipaz,
    leggo e sorrido, un pò perché abbiamo condiviso qualcuna di quelle riunioni alle 19 nelle nostre vite precedenti, un pò perché sono contento per tutti e due che siano … precedenti, un pò perché a distanza di tempo ti trovo sempre un pistola nella forma ma mai nei contenuti.
    Un abbraccio grande a te e a tutta la truppaReplyCancel

    • CiCCiO - May 4, 2015 - 7:45 am

      Grande zia!!!
      Stai bene? sono sicuro di si :-)ReplyCancel

licenziamento

Non licenziarsi? non lasciare il lavoro?

In questo vecchio post buttavo lì qualche motivo per cui l’essere attaccati in maniera succube al proprio impiego possa comportare oggigiorno, vantaggi del tutto relativi. Nello stesso post, promettevo anche il rovescio della medaglia.

Ve lo dico, questo post potrebbe deludere qualcuno.

Aggiungo e sottolineo che tutto quello che racconto nei due post è la somma di quelle che sono le mie esperienze, professionalmente e personalmente parlando: quindici anni di azienda, contratti a tempo indeterminato, sei anni da imprenditore (si fa per dire)  e ritorno, a progetto, precario prima e di nuovo indeterminato poi.
Uno con esperienze diverse potrebbe raccontarvi cose diverse, così come potrebbe fare uno sano di mente.

Si va:

1 – Il 27 del mese

Il motivo più evidente è anche il più banale: a fine mese, qualunque cosa sia accaduta, comunque tu abbia performato, puntuale come un fuso arriva l’sms del signor UBI banca o chi per esso che ti notifica l’accredito dello stipendio. Menate, riunioni, tutto il resto viene azzerato nel momento in cui sai che ti puoi comprare l’iPhone, una chitarra, il LEGO. Ammesso che li brami.
Molto più realisticamente sai che non avrai problemi con mutuo, rate della macchina, bollette. Magari ne avrai lo stesso ma comunque meno di quando ti sei bevuto il cervello a colazione e hai deciso di aprire una partita IVA. Magari invece te ne avanza per garantire ai tuoi figli un’infanzia da bambino e prendere un fiore a tua moglie. Se non ti avanza, sai comunque che il mese successivo il cinema si ripete e che se fai due conti riesci a barcamenarti. Il fatto che ci siano clienti e che questi ti paghino, non dipende dalla stagionalità, la congiuntura, la crisi economica, l’allineamento dei pianeti, l’orientamento dell’asse terrestre. (La pezzomerdaggine di taluni di questi)

2 – Non sei “così” indispensabile

Parliamoci chiaro, esistono. Tutti ne hanno incontrato almeno (più di) uno durante la propria vita professionale: il fancazzista. Personaggio in grado di inventarsi le peggio cose pur di sfuggire al proprio dovere. Tipo andare in bagno col quadernone per fingere di essere in riunione. Sono di solito gli stessi che quando hai bisogno, pare lavorino solo loro.
Ora, senza arrivare a livello, diciamo pure che se sei dipendente e un giorno c’hai mezzo scazzo, 36.8 di febbre, un’unghia incarnita, la uollera sabbata, beh puoi anche frenare un po’ che non succede nulla. L’azienda è un organismo pensato per fare a meno di te, benchè tu possa vantarti del contrario. Se pensi diversamente complimenti alla tua autostima, mi spiace per quando picchierai il faccione sulla porta a vetri.
Insomma, puoi fare cose da fantascienza per una P.IVA tipo metterti in malattia. Puoi stare a letto se hai la febbre! So che alcuni non ci crederanno ma l’ho visto con i miei occhi.

C’è anche da dire che vedo tutti i giorni mail del tipo: “Ho 40 e mezzo di febbre, mi scuso con tutti ma se non è un problema LAVORO da casa”.

Sappiamo poi altrettanto bene che la vita in azienda può voler dire sai-quando-entri-non-sai-quando-esci, lavori i prossimi due weekend, sei di presidio a Natale. Ma insomma, se hai 47 di febbre, a fare le foto a sto matrimonio ci devi andare per forza.
Allo stesso modo, puoi prenderti delle giornate per stare proprio a casa del tutto. Parliamo di settimane addirittura. Pagato. Si chiamano Ferie e incredibilmente da un po’ di tempo a questa parte, all’azienda conviene fartele fare.
Attenzione: se come me sei uno con un minimo di senso di responsabilità, anche qui, andrai al lavoro con la lebbra, ti porterai roba da fare a casa, starai al telefono mentre porti i figli in piscina, ti sentirai in colpa a chiedere ferie che non siano di sabato o domenica, persino per quell’intervento a cuore aperto a cui ti devi sottoporre da tempo.

3 – La solitudine vs La vita sociale

Lavorare in azienda vuol dire la stragrande maggioranza delle volte che non ti puoi scegliere i colleghi. Quindi se va bene sciallo ma se lavori con un cesto di crotali è inferno. Fatto sta che comunque, passi la tua giornata in mezzo ad altri, in treno, in metro, in ufficio. Non sempre è il massimo; aromi e fragranze sulle carrozze in ora di punta sono dei più svariati e pungenti.
Però, stare da soli, davanti a un computer, per 10 ore, in compagnia di Facebook, litri di caffè e Spotify, può avere però effetti devastanti su psiche e percezione della realtà.

4 – Quella simpatica agenzia…

Ecco questo è uno degli aspetti che da solo basterebbe a non mollare. Sei dipendente, hai il sostituto di imposta. Non sei esente da mazzi ma rischi di vivere piuttosto sereno. Mettiti in proprio, fai quello che devi fare, paga il dovuto: il rischio di una cartella esattoriale da sudore freddo è dietro l’angolo. Hai scritto in rosso, hai pagato 10 minuti dopo la scadenza, avevi un brufolo mentre hai fatto l’F24: bon, sei a rischio sanzione. Anticipi, IVA, Fatture, contributi, sgravi, detrazioni, una vera giungla. Se ti piace dormire sereno la notte, ho provi col biancospino e la melatonina o ti cerchi un posto da dipendente.

Aggiungi che le regole cambiano ogni 76 sec. Quando ho cominciato io in regime di minimo pagavo una sostitutiva dell’IRPEF del 5%. Poi 17. Poi ho perso i requisiti per essere autonomo, poi ho perso quelli per restare artigiano. sono passato a 23%,27% progressivamente a 32% adesso pare ho ancora i requisiti da minimo.

Ma comecazzo si fa a fare impresa così?

Ma posso sapere se ogni 1.000€ ne guadagnerò 770 o 950?

Comunque la scena è questa: arriva una raccomandata. Ci sediamo in cucina. Uno fronte all’altro. “Apro io”, dico. Faccio scivolare fuori il foglio tipo quando hai cambiato due carte e speri ti entri il poker, poco a poco. “E’ una multa!!! Siiiiiiiii! E’ solo una multa da 167€ favvanbrodo!” E gioiamo saltellando come due Barbapapà che non sia equitalia, esatri o assimilati.

5 – Lessold, el dinero, la pecunia

Parliamoci chiaro: i veri soldi stanno nelle aziende grandi. Quindi o ti licenzi, ti metti in proprio, diventi un’azienda grande con tutte le menatio annesse oppure ti rassegni.
Non siamo nella silicon valley dove nel garage di casa (Ma tutti in garage vanno a diventare milionari?) puoi avviare un’azienda in tre ore e diventare miliardario dopo 3gg.
Come descritto molto bene in questo articolo, dopo mezz’ora che sei nel box ci sono in fila fuori l’ASL, l’ARPA, la GF, la DIGOS, i NAS, Mazinga, Marzullo, i Tazendas e Fedro del GF8 pronti a piazzarti i denti nella giugulare. Quindi se appena appena tra le tue priorità figura un minimo di sicurezza economica, RESTA IN AZIENDA. Si, lo so che il periodo non è dei migliori e anche a stare in azienda si rischia DABAURAAA. Quello che ribadisco è: i soldi veri stanno lì, quindi immaginatevi chi è in partita IVA come se la passa. Come non bastasse, lo stato ti manda dei messaggi chiari oggigiorno: gli 80€ in busta, il TFR in busta… se una busta non ce l’hai, ciccia. Il gettito arriva da altri canali, e lì vuole che tu stia lo stato, dove ti può controllare e ciucciare come fossi il suo ghiacciolino.

In azienda poi, ci sono i bonus. I Master business objectives. Hanno dei nomi esotici e in linea di principio sono uno strumento intelligente. Sono dei premi in denaro atti ad incentivare nei dipendenti i comportamenti che l’azienda ritiene più opportuni.

Ho delle eccedenze di salame a magazzino? Bonus in denaro a chi vende più salame che prosciutto. Voglio che i singoli venditori si ammazzino di vendite? Premio in denaro a chi vende più salami. Voglio vendere in assoluto e mi serve che la squadra lavori insieme? Premio in denaro se vendiamo più salami dell’anno scorso.
Questo in linea teorica.
La realtà è molto diversa. Periodicamente, tipicamente una volta l’anno, il tuo line manager ti chiama per dirti che hanno normalizzato e bisogna fare sinergia ed essere proattivi non reattivi e altri termini di cui disconosce il significato presi random dal bingo delle cazzate.
Il tutto, ormai lo sai già in partenza, per dirti che la tua quota personale di MBO se l’è bevuta qualcuno al casinò.
L’azienda  organizzerà poi un evento per comunicare a tutti tramite un powerpoint da 84 slide redatto dal consulente della solità società che pure gli obiettivi aziendali non sono stati raggiunti. Il tutto in un hotel 5 stelle extralusso con gran buffet, il cui costo totale avrebbe coperto l’intero ammontare dei bonus, il viaggio di ritorno in cabina letto, due puttane (cit.)
Detto questo, quattro soldi saltano sempre fuori.
In azienda poi ci sono i prepensionamenti, i package di uscita,  gli scivoli, il tfr, i mancati preavvisi, i welcome bonus.
Che tu stia entrando o uscendo dall’azienda, il rischio è che ti porti a casa dei soldi. Il fine rapporto se l’azienda è piccola.
Se l’azienda è grande ed è in crisi,  potrebbero farti un offerta che non puoi rifiutare (detto alla Marlon Brando col cotone in bocca).
Pacchetti di uscita di diverse mensilità. Io stesso ho assistito a cose che voi impiegati… Pacchetti di 48 mensilità, due anni di mobilità, un piano di outplacement (cioè ti danno in pasto a questa azienda che  ti riscrive il cv ti insegna a fare i colloqui ti piazza sta decina di interview  e ti rimette felicemente in azienda).
Non male, ho visto gente accettare e diventare musicista, salumiere, venditore di estintori, prestidigitatore, presentatore, astronauta.
Se invece sei neoassunto non è infrequente che ti paghino il cosiddetto mancato preavviso. Cioè ti danno i soldi trattenuti dalla vecchia azienda per il fatto con non hai dato le dimissioni con il preavviso previsto contrattualmente. Questo perchè naturalmente eri indispensabile e servivi subito salvo poi farti sedere tre mesi su uno scatolone in attesa che arrivino sedia, notebook e cellulare. Fatto sta che spesso manco te lo trattengono sto preavviso.

I tempi sono cambiati non è sempre e ovunque così, è chiaro, ma accade.

lasciare il lavoro

lasciare il lavoro o non licenziarsi?

 

6. Il mio personale punto di vista

Come dicevo all’inizio, insomma è un punto di vista. Un po’ forzato forse. Spesso quello dell’impiegato normalizzato. Io sono tornato da poco in azienda chi mi segue lo sa. Per scelta più che per necessità.
Quello che cerco io è la possibilità se non di divertirmi, almeno di non annoiarmi. Un lusso, ve lo concedo, soprattutto in questo periodo. La possibilità di vedere cose interessanti, sfide, persone con cui collaborare, fare squadra e da buon nerd quale sono di vedere tecnologia best of breed qualunque cosa significhi.

E’ cominciata da poco per me una nuova, grande, difficile avventura. Parto con un sacco di entusiasmo ma con molto realismo. E con la voglia (e la speranza) che ci sia la possibilità di divertirsi appunto. Vediamo, la cosa che uno deve sempre tenere presente è che ci sono delle alternative. Comportano conseguenze, belle e brutte, ma ci sono.

Alla fine le aziende sono un po’ come le donne, devi girarne un po’ per trovare quella giusta 😀 Sarà contenta mia moglie di sta frase 😛 (beh, si fino a che lei resta l’ultima)

Torta finita, cosa dovresti fare quindi? Licenziarti? Restare in azienda? Metterti in proprio?
Ci sono i pro e i contro in ognuna delle scelte (e questa è la più banale delle affermazioni).
Dipende da quali sono le tue esigenze, e da come approcci il tutto. Dalle tue attitudini, dalla propensione al rischio, dalla voglia che hai di esplorare, da quanto sei stufo o ti fa cacare il tuo lavoro,  da quanto è importante per te gratificarti col lavoro piuttosto che con la famiglia o le slot. Dipende se hai i genitori ricchi.
Dice l’americano: “Don’t do what you love, love what you do”.

E’ solo una frase da fortune cookie. Rischia di funzionare.

 

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  • debora - January 16, 2015 - 7:43 pm

    Tutto molto vero! Ps. Te la sei fatta tu foto badge????ReplyCancel

  • Gabriele - March 31, 2015 - 4:17 pm

    Così non si fa però, eh!
    Proprio ora che sto pensando di fare il grande passo, carico di entusiasmo per le cose che finalmente cominciano a girarmi benino con la fotografia, mi ritrovo a leggere questo post che mi riporta al pensiero che periodicamente mi frulla in testa:

    “ma icchè tu credi di fare???” “ma indò tu vuoi andare” “stattene bbono” “non lo fare i’ bischero”

    Proprio ora che torno da un week end pieno di prospettive abbastanza concrete….grazie eh….. 😀

    ti preferivo quando scrivevi cose piene di carica positiva, ma forse, a questo punto, credo fossero più per convincere te stesso che chi leggeva!

    un salutoReplyCancel

    • CiCCiO - April 1, 2015 - 9:04 am

      In realtà io ci vedo tantissima carica positiva!
      E poi se leggi bene un post non esclude l’altro. L’ordine temporale avrebbe pure essere invertito 😉ReplyCancel

  • Stefano - May 5, 2015 - 7:31 am

    Ciao Ciccio, un altro post veramente illuminato (scusa se ci arrivo con quattro mesi di ritardo, ho scoperto solo ora il tuo blog!).
    Diciamo che questo post riporta un po’ tutti “sulla terra” ma non ci vedo niente di negativo anzi, sono considerazioni logiche e molto centrate.
    Lo spirito d’iniziativa e d’impresa in Italia sono fortemente penalizzati. Il discorso che tu fai (come giustamente e correttamente evidenziato nel post) riguarda le grandi aziende perché ti posso assicurare che nelle piccole imprese la sitazione è molto differente: ritardi di stipendi, aumenti inesistenti, premi questo sconosciuto, tutto è dovuto, lo stipendio è un lusso che non ti sei meritato ma ti è stato concesso per grazia divina… nonostante tutto anche io sono più orientato alle ragioni di questo post… per ora!ReplyCancel

  • Eliana - May 5, 2015 - 3:03 pm

    Beh che dire, tutto bello !!! Si si, fichissimo tutto quello che hai scritto, peccato che ci sono una moltitudine di variabili che proprio non hai contemplato!! Mi piacerebbe ammorbarti per benino raccontandoti la mia situazione. Se riesci a darmi un minimo di speranza potrò dire che sei un geniaccio!!!! Ma ne dubito!

    ElianaReplyCancel

    • CiCCiO - May 5, 2015 - 3:07 pm

      Ammorba me e tutti gli altri Eliana!!!
      Attendiamo curiosi…ReplyCancel

Tra le altre cose, il ritorno in azienda ha comportato una serie di cambiamenti.
Orari strani, sbattimenti vari. Correre la mattina diventa impraticabile. Decido perciò di iscrivermi in palestra.

Tipo, entro, mi cambio, saluto tutti secondo buona creanza, sorrido e mi comporto educatamente come mi ha insegnato mamma.
Metto le cuffiette, salgo sul tappeto rollante, corro 50′, stretching, doccia, saluto sorridendo, esco, torno in ufficio.

Alla seconda settimana vengo espulso con disonore dal titolare con le seguenti motivazioni:

1 – Sudo
In effetti mi rendo conto subito di essere uno dei pochi. Pare non sia d’uso. Taluni mi osservano e si interrogano sullo strano fenomeno.

2 – Non faccio society.
Non mi appoggio alle macchine a chiacchierare con le tipe. (non prima di aver messo l’asciugamano sopra l’attrezzo per non sporcarlo di sudore). Non ho una scheda personale che preveda 3 minuti di esercizio e 15 di recupero parlando di locali e cocktail con l’istruttore o la fiketta.

3 – Negli spogliatoi non parlo della macchina nuova e nemmeno dell’orologio.
Se quest’ultimo potrei forse cambiarlo una volta al mese prendendo un casio da 19€ su Amazon, per la macchina le cose si fanno complicate. No, non potrei nemmeno sostenere una conversazione in merito, ho preso Quattroruote qualche volta ma non sapevo dell’uscita del nuovo SUV di Porsche. Mio papà non ha una concessionaria Land Rover. Il venerdì sera non vado in Versilia in auto.

4 – Ho le magliette della Decathlon.
Non ho il completo da 100 metrista olimpico. Nemmeno i pantaloncini attilati con le strisce fluo di quella marca famosa e menchemeno una t-shirt con scritto Staff, Team scimitarra, Power Squad 2015, SuperGymTeamGreenFitSpakkotutt.

5 – Non ho dei guantini.
Tipicamente di rete e senza dita, alla Tazio Nuvolari. Per alzare dalle 4 alle 5 volte pesetti da 250gr. Non sono venuto con una Lancia Aurelia decapottabile

6 – Non cammino a braccia larghe.
Tipo stessi trasportando un paio di invisibili Samsonite piene di mattoni.

7 – Non ho allo stesso tempo i bicipiti alla braccio di ferro
E  la uanza di poldo sbaffini.

8 – Non ho un armadietto personale dove tengo barattoloni da 5Kg di pastiglie strane.
Tengo un Oki scaduto in borsa, non si sa mai. Per sicurezza ho una scatola intera di Imodium, quella si.

9 – Finito l’allenamento, non mangio barrette energetiche, non bevo bevande isotoniche.
Se per reintegrare devo assumere le calorie di una parmigiana di melanzane, preferisco la parmigiana di melanzane.

10 – Faccio il tappeto o la cyclette per più di tre minuti.
Tipicamente si affianca uno, sguardo di sfida tipo portoricano con la macchina truccata al semaforo. Comincia a correre come un dannato per tre minuti. Al quarto si accorge che comincia a sudare. Molla, stacca scende e mi guarda come dire: “Fratello, tu si che sei un cazzuto Iron man!”

Fratello che vai in palestra, non te la prendere, è per farsi due risate!

  • Silvana - January 28, 2015 - 1:56 pm

    Ciao, io non vado in palestra perchè dopo aver letto le tue motivazioni ho riso tanto che i miei addominali rimarranno in forma per almeno un mese!!
    Scherzi a parte concordo con tutto, ma proprio tutto (eccetto l’oki……il mio nn è scaduto!). Al momento, mentre sono in pausa dal mio logorante lavoro, potrei essere in palestra a correre su un tapis roulant mentre le mie tre pance rimbalzano felici e le tette sembra che mi si strappino dal petto ma no! Silvana ha detto no alla palestra e si alle brioche e alla fanta. Prima ero palestrata (tutto fatto in casa) ma poi il lavoro mi ha distrutta (e già qui potresti capire che sono arrivata a questo post attraverso quello con i buoni motivi per lasciare il lavoro) e mi sono lasciata andare. La forma fisica ha deciso di fare il giro del mondo ma prima o poi tornerà. Per il momento ho già abbastanza stress lavorativo addosso senza bisogno di irritarmi perchè a cena c’è una carota o perchè in palestra, pur essendo una donna, sudo come un muratore sotto il sole d’agosto e le fighette mi guardano come fossi uno scarafaggio. :) ed ora, dopo la bella risata che mi hai fatto fare, ti ringrazio e salto in macchina per tornare in ufficio dove il capo mi aspetta perchè “abbiamo tante cose da fare” (ovvero io dovrò spaccarmi). Ma rimanto sintonizzata…questo blog merita!!!!ReplyCancel

Sempre per la serie: “Veramente Falso”
Qualunque cosa pensiate della foto qua sotto, un’informazione vi manca: è fasulla.

O meglio, non è uscita così dalla macchina.
Cambia qualcosa? A che punto si ferma il processo creativo? Quando finisce la foto?

Quando poso la coppia? Quando scelgo l’inquadratura e i parametri di scatto? Quando premo il pulsante? Quando l’ho scaricata in tre posti diversi?
Quando ho corretto i livelli? E se tocco saturazione e ombre?
Oppure dipende da quanto li tocco?

O magari finisce appena me la sono immaginata?

Passate sopra con il mouse per vedere com’è uscita dalla camera e com’è arrivata qua sopra. Il dialogo è aperto, che ne pensate?
After

  • Cristiano - September 18, 2014 - 7:34 pm

    Una volta ho letto di un fotografo che diceva che le foto andrebbero sempre ritoccate, almeno nel colore, perché è impossibile che le macchine fotografiche riproducano esattamente quello che vede l’occhio del fotografo. E comunque l’occhio di chi guarda vedrà sempre diversamente dall’occhio del fotografo.

    Insomma: tutto è relativo e la neutralità non esiste. Viva Photoshop.ReplyCancel

  • Jun - September 23, 2014 - 3:45 am

    Very beautiful photo! I like the lighting and cloud, you are a very professional photographer!ReplyCancel

  • Rosario Teodonno - September 23, 2014 - 11:26 am

    Cristiano ha ragione sul fatto che molte volte l’occhio umano vede una cosa e dalla fotocamera vien fuori altro e quindi il passaggio attraverso photoshop pare obbligato…per molti è obbligato per consegnare un lavoro ad effetto.
    Personalmente ritengo che un matrimonio o comunque un evento importante debba essere raccontato attraverso le immagini. Credo abbia la funzione di far ricordare alle persone che c’erano quella giornata e di farla vivere a quelli che non c’erano.
    Ecco quindi che personalmente trovo il ritocco di una foto una pratica che va bene fino a che sia asservita a mostrare la realtà per come la macchina fotografica non può, ma oltre questo limite (dove in pratica sconfinano tutti) si finisce per raccontare di tutt’altra storia. Un mondo perfetto: posti con cieli di un blu intensissimo, verdi inimmaginabili, persone senza rughe o difetti, adoni per un giorno. Un figlio che vedesse questi album penserebbe che il mondo si sia accanito contro di lui perché prima che nascesse il mondo era perfetto, mentre ai suoi occhi è tutto tanto diverso…ah dimenticavo molti fotografi si definiscono artisti!ReplyCancel

  • Elena - October 24, 2014 - 12:47 pm

    Bella foto! A fare la super pignola si potrebbe essere più “minuziosi” con timbro, cerotto e soci.. ma è bella.

    Io penso che qualsiasi mezzo sia valido, se al servizio di un’idea! Un matrimonio non è un susseguirsi di eventi, ma un susseguirsi di emozioni, ed è questo ciò che dovrebbe finire nell’album, non un catalogo invitati con foto segnaletica; nelle foto di Massimo questo c’è sempre! E se per raccontare emozioni, idee e contenuti, serve photoshop..ben venga! L’immagine deve impregnarsi del mood di quella giornata e ricordarlo negli anni, la sola macchina fotografica non è abbastanza e la fotografia digitale si compone anche della manipolazione in post-produzione.

    Le tue foto mi piacciono sempre moltissimo!ReplyCancel