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Ombrello vs Softbox e tutto il resto

Chi di voi non ha mai chiesto al Sig. Google: “E’ meglio un softbox o un ombrellino?”
Oppure: “Quale dimensione per ombrello flash?”
O ancora: ” Ombrello riflettente o traslucido?”

Non parliamo di: “Come guadagnare 5cm” ma questo esula dalla trattazione di questo post.

Lo so, perchè lo vedo tra le chiavi di ricerca nelle stats di CiCCiO.it in mezzo a una serie di parole sozze che ancora mi chiedo come facciano a portare sul mio blog.
Magari qualche vaga idea della differenza tra un modificatore e l’altro ce l’avete.
Magari pensate solo di averla.
Magari non sapete da che parte cominciare ma qualcuno, nella fattispecie David Hobby, vi ha detto che davanti al flash dovete metterci qualcosa per fare foto dabaura.
Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza.
Mi spiace dirlo ma è come alla prima lezione di chitarra.
Voi sapete già fare la canzone del sole e sciogli le trecce e cavalli e il tipo vuole farvi solfeggiare e fare le scale e altre menate che dopo tre lezioni vi fanno perdere l’entusiasmo e mollare il colpo. Passate al calcio con tutti i danni che ne conseguono.

Ora, non voglio fare il maestro tedioso ma due rudimenti vi servono se volete capire le suddette differenze.
Sto pquindi er diventare accademico, potete eventualmente terminare la lettura ora e spostarvi sul sito della gazza dove, perlappunto si parla di calcio.
Dovete conoscere le proprietà della luce se volete modificarle, altrimenti che le modificate a fare? (boom)
C’è un numero spropositato di fotografi (e intendo con partita IVA) che piazza un ombrellino “perchè migliora la luce” o sposta il flash offcamera “perchè l’ho visto fare”. Eserciti di personaggi col flash perennemente oncamera e sparato verso l’alto, acceso e funzionante anche quando punta sul sole a mezzodì in prato di margheritine.
Credetemi, li ho incontrati.
Potete usare sto approccio e pregare l’anima della uammana delamaronn.
Oppure imparare, ottenere risultati prevedibili e riproducibili, consistenti e non tirare fuori qualche bel ritratto a kulo ogni tanto.
Al solito divago. Vediamo dunque quali sono le proprietà in questione.

Intensità – senza dilungarmi, questà è la proprietà più banalmente intuibile e, spesso, la meno importante. Avere la quantità corretta di luce per ottenere la foto che vogliamo in termini di esposizione, profondità di campo, rumore e assenza di mosso o micromosso è fondamentale. Detto questo, se la luce che abbiamo è sufficiente in termini di intensità ma fa schifo, c’è poco da fare, farà schifo. (cit. Cliff Maunter: “If the light sucks, the light sucks) Scattare a 0.8 di apertura a ISO 500.000 non servirà a togliere gli occhiappanda alla sposa se la luce in cui si trova è quella.

Colore Più correttamente temperatura colore. Lo sapete, se vi è capitato di scattare a orari differenti o con soggetti illuminati da sorgenti luminose differenti (neon, incandescenza, etc) i vostri soggetti avranno la pelle delle tinte più svariate, dai Simpsons ai Puffi. Bilanciamento del bianco è la parola d’ordine ma esula dall’argomento in questione per cui passo oltre.

Direzione Altro concetto banalissimo, la luce ha una direzione, un angolo di incidenza. I risulati rischiano di essere molto differenti ma anche qui, al momento non c’entra nulla.

Dimensione apparente (della sorgente luminosa) Ed eccoci al dunque. La proprietà più importante in termini qualitativi secondo me, per lo meno quando parliamo di ritratto. In due righe, una sorgente luminosa puntiforme genera ombre marcate, un passaggio netto dalle zone d’ombra a quelle di luce. Si dice in questo caso che la luce è DURA (o che le ombre sono DURE)

Al contrario una sorgente di luce ampia produrrà un passaggio graduale, più MORBIDO. La distanza della sorgente dal soggetto però contribuisce a modificarne la dimensione APPARENTE. Il sole è una sorgente luminosa enorme ma è talmente lontana che genera ombre nette (le vedete da voi a mezzogiorno quando camminate sotto il solleone).

Analogamente se illuminate una formica con la testa del vostro flash a pochi cm di distanza, otterrete una luce morbisiddima.
Detto questo siamo pronti a capire le differenze tra i vari modificatori.
Un ombrello o un softbox, qualunque sorgente luminosa vi mettiate dentro, hanno lo scopo principale di modificare la dimensione apparente della sorgente stessa.
Più grande sarà il modificatore più grande sarà la dimnsione apparente. Più vicino al soggetto sarà il modificatore, più grande sarà la dimensione apparente.
Ecco quindi un primo motivo per scegliere un modificatore più grande: un ombrello da 150cm produce, a parità di distanza dal soggetto, una luce più morbida di uno da 90cm.

La domanda potrebbe nascere spontanea direbbe Lubrano: No, non è la stessa cosa avere un ombrello più piccolo vicino e uno più grande ma più lontano.

Mi spiace, devo tornare ad essere noioso (più del solito per lo meno): qui entra in gioco la legge dell’inverso del quadrato della distanza.
Bon qui mi perdo metà dei lettori.
Se non l’avete già fatto potete leggervi questo.
In soldoni, l’intensità luminosa decresce molto più in fretta vicino alla sorgente luminosa. Questo vuol dire che se il vostro soggetto è molto vicino alla sorgente, l’intensità varierà molto velocemente con il rischio di avere si una decrescita graduale e quindi delle ombre morbide ma anche un passaggio da luce a ombra molto rapido. Per intenderci si corre il rischio di avere metà volto illuminato correttamente e l’altra metà già in ombra. Se da un certo punto di vista questo può essere utile per dare tridimensionalità al soggetto, il rischio di avere una differenza troppo marcata tra una lato del volto e l’altro c’è e va considerato.
Pensate poi al caso in cui avete più di un soggetto.

In ogni caso il risultato è differente rispetto all’utilizzo di una sorgente luminosa più grande ma più lontana.
Si, è anche per questo che gli octabank da un metro di diametro costano un millone e producono quella luce fantastica che producono.
Perchè scegliere quindi un ombrellino più piccolo? Semplice, per i suoi spettacolari 24€ e per il fatto che sta dappertutto, ad esempio nella sacca degli stativi.
Un ombrello da 150cm costa poco di più, si può tenere nel bagagliaio e sfoderare all’occorrenza.
Tenete presente che dovrete avere stativo e snodo all’altezza della situazione ed in grado di sostenerne il peso (e di resistere alla più lieve delle brezze).
Altro fattore da tenere in considerazione e la sorgente vera e propria: un flash portatile tipo un Canon 580 EXII o un Nikon sb900 con la parabola su 24 rischiano di essere al limite con un modificatore troppo grande e di non essere in grado di coprirne tutta la superficie. A quel punto la superficie in più è sprecata e ci si porta dietro gli svantaggi del caso per nulla.

Diverso ad esempio se usato una torcia da studio o chessò un ranger Quadra.
Ok a questo punto un minimo di chiarezza sui traslucidi è fatta. La domanda seguente è traslucido o riflettente?
Le differenze principali sono tre.

– Innanzitutto, il riflettente ha il limitedello stelo: la superficie riflettente che è a tutti gli effetti la nostra nuova sorgente luminosa non può avvicinarsi al soggetto più di tanto, limitandone la dimensione apparente.

– L’altra differenza è la superficie che spesso è di colore argento o dorata per modificare un’altra caratteristica della luce che è la temperatura colore.(giaddetto vero?)

– La terza grande differenza è che mentre l’ombrello riflettente è solo riflettente il traslucido è sia traslucido che riflettente. Questo vuol dire che la luce viene diffusa in ENTRAMBE le direzioni. Provate ad avere controllo sulla direzione della luce in una stanza di 3mx4m (magari con le pareti ed il soffitto bianchi) con un traslucido.

In bocca al lupo.

Se volete dare un minimo di direzionalità alla luce vi serve un riflettente.

La scelta migliore che potete fare in termini di acquisto è un convertibile: un ombrellino traslucido con una copertura che all’occorrenza lo rende riflettente.

Ultima considerazione quindi è ombrello o softbox? Il softbox unisce secondo me il meglio delle due cose. Ha una superficie interna argentata di solito, consente un controllo piuttosto preciso della luce ed ha uno strato frontale di diffusione che possiamo avvicinare anche parecchio al soggetto. Caratteristica da tenere in considerazioe è la profondità dello stesso. più è profondo e più è direzionale e controllabile la luce. (vedi i DEEP OCTA di Elinchrom -> maledetti vi voglioooo! )
Quindi riassumendo, se vi serve un buon controllo della luce ad esempio in interni, per non contaminare uno sfondo ad esempio, un softbox potrebbe essere ideale. Se vi serve luce molto morbida o avete due o più soggetti o soggetti molto grandi e avete bisogno di un po’ di contesto, senza dunque poter avvicinare la sorgente al soggetto, questo sotbox dovrà essere delle dimensioni adatte.
Se siete all’aperto, per un primo piano potrebbe bastarvi un ombrello di dimensioni ridotte, per un gruppo potrebbe servirvi un ombrello più grande.

 

Tenete inoltre presente che un ombrellino fa sempre comodo per creare il mood, fa molto country o shabby chic qualunque cazzo di cosa voglia dire:09-122820-Cristiano+Laura

 

A questo punto pensi sia tipo quando arrivi alla sessione di settembre di Analisi 1: si parte in due aule da 400, a Natale ce n’è una sola, alla prima sessione di esame siete in 200, a fine anno la metà, a settembre passa al secondo anno un altro 40%.

Bene se siete arrivati fino a qui, avete discrete possibilità si laurearvi.

Purtroppo in inutilogia.

Avete un amico fotografo o uno fuori corso? Girategli l’articolo!

Avete un amico fotografo e fuori corso? Girategli la mia stima.

Enjoy,

il CiCCiO

  • Simone - September 19, 2013 - 5:21 pm

    Bellissimo post, tecnico ma leggero e facilmente fruibile. Mi resta un dubbio, che centra “shabby” nei tag? À bientôt.ReplyCancel

  • Tom - September 20, 2013 - 9:36 am

    Letto tutto! Dall’inizio alla fine.ReplyCancel

  • PDBzone - October 7, 2013 - 4:07 pm

    Se ti dico che l’ho letto tutto, ma proprio tutto, mi credi?
    Mi piace quando sei in versione intellettuale antiaccademico 🙂ReplyCancel

  • Mobo - November 24, 2014 - 4:06 pm

    So che è noiosissimo…
    ma quando dici un ombrello da 150 cm per me intendi il diametro giusto? Mi spiego meglio. Ho preso un ombrello Westcott da 60″ (152 cm) e quando è arrivato ho scoperto che ha un diametro di 128 cm, cosa che mi viene confermata dal sito del produttore:

    http://www.fjwestcott.com/light-modifiers/umbrellas/standard/60-optical-white-satin-umbrella-with-removable-black-cover

    Quindi sono vittima del marketing o (per motivi a me più che oscuri) le dimensioni degli ombrelli si calcolano sulla lunghezza della stoffa e non del diametro?

    Ora puoi mettere di sbadigliare. Saluti!
    MbReplyCancel

    • CiCCiO - November 30, 2014 - 11:08 pm

      oibò, questa mi è nuova!
      Verifico coi miei ma sono abbastanza sicuro che siano diametri reali…ReplyCancel

  • marco - May 8, 2015 - 5:33 pm

    grazie ciccio, hai salvato tante persone, ancora 😀ReplyCancel

  • Riccardo - May 10, 2015 - 4:40 pm

    Sono arrivato a fine articolo, sono fuoricorso con la passione della fotografia. Ah: ho anche dato analisi 1 e 2. Sono grave? XDReplyCancel

  • Pietro - August 5, 2015 - 9:03 pm

    Bellissimo articolo divertente e tecnico. E si legge fino in fondo…senza problemi 🙂 . Ho solo una domanda da farti, ma gli ombrelli cosiddetti convertibili che adesso su amazon praticamente te li tirano dietro (chi ha detto dynasun?) hanno una cosa che non capisco. A differenza di un vero riflettente che ha l’interno argentato (o dorato) e l’esterno nero loro hanno la parte traslucida non rimuovibile mai quindi quando li usi in riflettente hai “il bianco” che è tra il flash e la reale parte riflettente. Questo secondo te cambia significativamente l’effetto riflettente? lo ammorbidisce o semplicemente necessita di potenza di flash maggiore per ottenere lo stesso effetto? Scusa per la verbosità, adesso vado a leggermi altri tuoi articoli (ti ho scoperto ieri)… CiaoReplyCancel