Predico bene, razzolo male
Come regalo di nozze, i miei suoceri ci hanno regalato un buono per sistemare il nostro fazzoletto di terra 2mx2m in maniera da renderlo quanto più possibile simile ad un giardino.
Siccome ho il pollice nero con il dono ti tramutare il vegetale in minerale, decidiamo di affidare l’operazione ad un giardiniere professionista.
Sondiamo quindi il mercato e ci facciamo fare un paio di preventivi.
Totalmente ignoranti in materia, utilizziamo l’unico criterio che conosciamo piuttosto bene e, a fronte di due preventivi uno il doppio dell’altro, scegliamo quello più economico.
I giardinieri non sprizzano simpatia ma ci paiono mediamente competenti. Citano nomi di batteri ed infestanti in latino o forse è dialetto, ci mostrano foto di loro lavori che manco Apicella. Parlano di cose che non comprendiamo con un gergo da iniziati.
Dopo tre mesi abbiamo il nostro giardinetto di verde erbetta su cui camminiamo scalzi come fosse la valle dell’eden.
Come nella migliore delle sceneggiature, dopo altri due mesi il paradiso diventa l’inferno, la terra si crepa tipo Grand Canyon, girano i covoni di sterpi tipo film western e crescono degli infestanti che manco prima c’erano. In sottofondo, una musica di Morricone.
Ci rivolgiamo quindi ad un terzo che ci spiega cose tipo arieggiatura, che al terreno va data una certa pendenza per evitare che l’acqua ristagni e tutta una serie di cose che molto ingenuamente ignoravamo.
Settimana prossima verrà sto tizio a dare un’occhiata a vedere cosa si può fare.
Il succo è quello: non sempre il prezzo è l’unico o il migliore criterio per la scelta.
Soprattutto se, a differenza del giardino, non puoi rifare il matrimonio.




